ITA

1: Che cos’è un monumento?

Il termine monumento deriva dal latino monumentum: “ricordo”, derivato di monere: “ricordare”. 

 

Secondo il dizionario Treccani il monumento ha tre caratteristiche:

  1. Oggetto destinato a tenere viva la memoria di un luogo o di un fatto

  2. Segno che ricorda una disgrazia, un fatto spiacevole

  3. Più genericamente, oggetto (spec. monumenti e altri resti archeologici o paletnologici, iscrizioni, ecc.) a cui sia legata qualche memoria

2: Come si tiene vivo il ricordo?

Il monumento è visibile: un volume genericamente issato su un piedistallo che rimanda a un momento (o personaggio) cristallizzando il soggetto in una forma immobile. Quel momento viene bloccato nella memoria, producendo un “dente” tra la storia dell’osservatore (il suo essere parte di un qui e ora) e la storia che il monumento riporta, collocata in un altrove storico ed emotivo. Diventa difficile stabilire una connessione con quel fatto, così quel fatto perde di peso e di volume. Sbiadisce. 

Scrive Pietro Gagliano in Memento L’ossessione del visibile:

“Il monumento istruisce: impartisce precetti, definisce canoni che concernono comportamenti collettivi e individuali, che regolano i meccanismi di inclusione o di emarginazione, tutto secondo la misura fornita dal disegno del potere. E molto raramente, o potremmo dire quasi mai, esprime in modo diretto lo spirito 

di una comunità, la cultura dei gruppi sociali. La Storia, assieme all’autenticità delle comunità, trova scarsa cittadinanza sul piedistallo.”

Mi sembra che spesso il monumento irrigidisca ciò che vorrebbe riportare alla memoria, congelandolo in una forma immobile. Ciò che percepisco come limite è questa incapacità di vivificare il ricordo.

3: Che diritto ho di affrontare questo fatto storico?


Dobbiamo personalizzare la storia (…). Per la maggior parte della gente, la morte di milioni di persone è un fatto statistico, ma la morte di uno è una tragedia.

Michael Barenbaum

 

Anna Pardini fu la vittima più giovane dell’eccidio di Sant’Anna, aveva 20 giorni quando venne uccisa.


Nel pensare ad Anna mi sono reso conto che, se fosse ancora viva, sarebbe poco più grande di mio padre.

Magari non si sarebbero mai incontrati o probabilmente visti solo per caso a una festa di paese.
Questa vicinanza ha fatto sì che il mio rapporto con l’eccidio di Sant'Anna cambiasse, trasformandolo da un fatto storico di dimensioni tragiche, inimmaginabili e schiaccianti a un fatto reale, avvenuto in un passato non remoto ma fortemente connesso con il mio presente.

L’eccidio di Sant’Anna è divenuto nella mia mente l’interruzione di un’esistenza
che avrebbe potuto incrociare la mia o quella di qualcuno a me vicino.
Un passaggio di corsia da una dimensione distante e astratta a una vicinissima e reale.

ENG

1: What is a monument?

 

The term monument comes from the Latin monumentum: "memory", derived from monere: "to remember".

 

According to the Treccani dictionary the monument has three characteristics:

  1. Object intended to keep alive the memory of a place or a fact

  2. Sign reminiscent of a misfortune, an unpleasant fact

  3. More generically, object (especially monuments and other archaeological or palethnological remains, inscriptions, etc.) to which some memory is attached

 

2: How do you keep the memory alive?

 

The monument is visible: a volume generically hoisted on a pedestal that refers to a moment (or a person) crystallizing the subject in a still form. That moment is blocked in the memory, producing a "cog" between the history of the observer (his being part of a here and now) and the history that the monument brings back, placed in a historical and emotional elsewhere. It becomes difficult to establish a connection with that fact, so that fact loses weight and volume. It fades.

Pietro Gagliano writes in Memento L'ossessione del visibile:

"The monument instructs: it imparts precepts, defines canons that relate to collective and individual behaviour, which regulates the mechanisms of inclusion or exclusion, all according to the measure provided by the design of power. And very rarely, or we might say almost never, expresses the spirit directly of a community, the culture of social groups. History, together to the authenticity of communities, finds little citizenship on the pedestal."

It seems to me that often the monument stiffens what it would like bring it back to memory, freezing it in a fixed form. What I perceive as a limitation is this incapacity to vivify the memory.

 

3: What right do I have to face this historical fact?

 

We must personalize history (...). For most people, the death of millions of people is a statistical fact, but the death of one is a tragedy.

Michael Barenbaum

 

Anna Pardini was the youngest victim of the massacre of Sant’Anna, she was 20 days old when she was killed.

 

As I thought about Anna, I realized that if she were still alive, she would be little older than my father.

Maybe they would have never met or probably seen each other only by chance at a village party.

This closeness changed my relationship with the massacre of Sant’Anna, transforming it from a historical fact of tragic, unimaginable and overwhelming dimensions to a real fact, which took place in a not remote past but strongly connected with my present.

 

The massacre of Sant’ Anna has become in my mind the interruption of an existence who might have crossed mine or the existence of someone close to me.

A passage from a distant and abstract dimension to a very close and real one.